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L’avventura della stampa

9 ottobre, 2014

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In Occidente, il libro moderno è il prodotto di due rivoluzioni: la prima, all’origine dell’era cristiana, introduce una nuova forma di libro, composto da quaderni (codex), che sostituisce man mano il rotolo (volumen): la seconda, l’invenzione della stampa alla metà del scolo XV, sovverte la tecnica di riproduzione dei testi. Dal 1452-53, Gutenberg produce a Magonza i primi esemplari composti con caratteri mobili di metallo e stampati su carta con l’aiuto di un torchio a mano. La nuova tecnica, che riduce notevolmente il costo della fabbricazione del libro e consente la riproduzione dello stesso testo in parecchie centinaia di esemplari (una tiratura media del secolo XV è nell’ordine di 500 esemplari), rispande a bisogni nuovi, mal soddisfatti dal libro copiato a mano, la cui fabbricazione resta individuale, lenta e costosa: quali ad esempio la domanda di libri da parte di ambienti laici più colti e di lettori più esperti; le attese inedite di una nuova spiritualità, ansiosa e motivata alla lettura delle opere di carattere religioso; e infine le nuove esigenze degli stati emergenti. Nel secolo XV, l’invenzione di Gutenberg è resa possibile da due serie di progressi tecnologici: da una parte, il perfezionamento della lavorazione ei metalli, acquisito in particolare dagli orafi tedeschi (Gutenberg stesso, figlio di un orafo, prima del suo ritorno a Magonza era stato membro della gilda degli orefici di Strasburgo); dall’altra, la moltiplicazione dei mulini per la fabbricazione della carta, sparsi per tutta l’Europa a cominciare dall’Italia, in cui i primi esemplari risalgono alla fine del secolo XIII.

La stampa dei testi con l’aiuto dei caratteri mobili non è una peculiarità europea. Prima della Germania, la Cina e la Corea erano al corrente del procedimento: in Cina, l’arte della stampa raggiunge il proprio apogeo sotto la dinastia Song, tra il secolo XI e il XIII; in Corea, i caratteri mobili di metallo vengono utilizzati per la prima volta nel secolo XIII.
Ciononostante, in nessuno di questi due paesi la stampa svolse il ruolo  che avrà in Occidente, forse perché l’immenso numeri di caratteri necessari (parecchie decine di migliaia) la riservava forzatamente alle pubblicazioni di stato. Sembra però che né Gutenberg, né coloro che negli stessi anni cercavano di mettere a punto la tecnica tipografica, fossero al corrente dei precedenti orientali.

Nel secolo XV, la nuova invenzione si diffonde rapidamente in tutta Europa, in un primo tempo perché i primi tipografi tedeschi erano ambulanti. Tra il 1452 e il 1470, la nuova arte si diffonde in nuove città della Germania, in quattro italiane, a Parigi, con il laboratorio della Sorbona (1470) e a Siviglia. Dieci anni più tardi, la stampa si è affermata temporaneamente o stabilmente in 108 città; nel 1500, in 226. All’epoca degli incunaboli (cioè prima del 1500) le botteghe europee hanno già stampato qualcosa come 35.000-40.000 edizioni, di cui più di tre quarti in latino. A quei tempi, capitale della stampa è Venezia, seguita da Roma, Parigi e Colonia; i tre baluardi della produzione del libro sono l’Italia (42% degli incunaboli), la Germania, (30%) e la Francia (15%).

Nel secolo XVI, la diffusione prosegue ma la produzione di concentra nelle città universitarie e nei grandi centri commerciali. Venezia continua a dominare il mercato del libro e Parigi conferma il suo rolo (tra il 1500 e il 1540, la produzione si è raddoppiata); compaiono però nuovi centri – Lione, Basilea, Aversa, Francoforte – e l’Europa tipografica comincia a spostarsi dall’Italia verso l’Europa settentrionale: in quelle regioni, l’invenzione di Gutenberg asseconda la diffusione dell’umanesimo e della Riforma.
Fonte: Atlante Storico Zanichelli
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