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Brand Identity – nuovi scenari

1 gennaio, 2013

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di Leandro Chianetta, Graphic Designer

Un segno con il quale presentarsi, riassumersi ed infine riconoscersi. Ecco in tre parole le principali esigenze che un brand aziendale deve soddisfare: affascinare all’impatto, parlare di sé, creare identificazione.
Il brand, “questo conosciuto”, affonda le sue radici in una storia molto lontana, che inizia laddove sorge il primordiale bisogno umano di esprimersi. Segni, simboli, firme e marchi di fabbrica tutti a soddisfare un unico e urgente bisogno: quello di comunicare e lasciare traccia della propria identità.

Ore di studio e di progettazione, rimandi ed evocazioni attraverso i quali i brand designer ci informano che se oggi un logo ha un senso, è perché esso si basa su secoli di storia di segni e simboli. Un logo, uno di quelli che si rispetti, non va semplicemente visto, ma letto. A tal proposito mi è capitato di imbattermi in una curiosità interessante, notando il simbolo araldico sulla tastiera Apple… Questo simbolo ⌘ che rappresenta un nodo, detto Nodo di Salomone, è utilizzato di frequente anche nell’araldica inglese nonché nella cultura nord europea, per indicare i cosiddetti punti di interesse.
Ma oggi che tutto è stato detto e fatto, oggi che il mondo intero è stato bollato, è davvero lecita l’affermazione di Simon Manchipp “Logos are dead”. Qualcuno risponde che basta trovarsi al centro della pioggia di luci di Times Square per capire che oggi il brand è più grande e più potente che mai.

Forse la riflessione è un’altra. Probabilmente è terminata l’era di concepire il brand così come lo abbiamo sempre fatto. Nel brand design era pratica usuale nella progettazione di un logo quella di adattarlo a diverse declinazioni: un manifesto gigante, piuttosto che una carta intestata o un biglietto da visita. Oggi i supporti si sono moltiplicati, la declinazione si apre al digitale e l’azienda ha la necessità di comunicare la sua identità virtuale per non perdere la coerenza comunicativa. Profili social, siti web, applicazioni per smartphone e tablet: anche le icone che identificano l’applicazione devono essere brandizzate correttamente. Sono dunque i confini della brand identity che si sono ampliati ed una progettazione seria non può non tenerne conto. Ogni designer consegna al cliente un “manuale di corporate identity”: un insieme di documenti che tramanda e fissa il sistema di identità visiva che regola i campi e le modalità di applicazione del marchio aziendale. Nelle diverse versioni del marchio, nei caratteri tipografici e nella regolamentazione delle comunicazioni vi sono delle specifiche che comunicano l’azienda al mercato.

Ma oggi il palcoscenico sul quale va in scena il brand è cambiato e bisogna adeguarsi.
Oggi nel manuale di corporate identity bisognerà includere una sezione dedicata alle declinazioni device di vario genere e progettare una vera e propria digital identity, per non generare confusione e improvvisazione in coloro che dovranno gestire l’immagine digitale dell’azienda.
Questa è la teoria. Ma nella pratica i clienti dovrebbero confrontarsi con un noioso manuale di numerose pagine da riuscire a codificare e mettere in pratica… Come regolarsi allora? Adottando un approccio smart, prevedendo tutti i possibili utilizzi secondo le peculiarità e gli obiettivi del brand e, non ultima, un’alfabetizzazione del cliente in tal senso.

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